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FATTI ISPIRARE: L’ATTEGGIAMENTO E’ TUTTO

Difficile trovare esempi di passione atletica più toccanti del casi di Kevin Kraus che, reduce dall’amputazione di una gamba, ha partecipato all’Herbalife Triathlon del 2014 a soli 90 giorni dalla dimissione dall’ospedale. Dimostrando una volta per tutte che l’atteggiamento è tutto se si desidera raggiungere un obbiettivo, Kevin racconta la sua storia incredibile…

  

Partecipante abituale a gare di resistenza, nel 2014 Kevin Kraus non vedeva l’ora di cimentarsi per il terzo anno consecutivo nell’Herbalife Triathlon di Los Angeles. Non sapeva però che quella gara avrebbe assunto per lui un valore molto speciale e sarebbe diventata la prova più difficile della sua vita, sia fisicamente che psicologicamente.

Il 2 giugno 2014 Kevin stava tornando a casa dal lavoro in moto quando fu coinvolto in un terribile incidente con un altro veicolo. “Dissero che avevo fatto un volo di 15 metri”, racconta. “Ricordo solo che quando mi svegliai al pronto soccorso non capivo niente”.

Subì 9 operazioni ma, nonostante gli sforzi dei medici, cinque giorni dopo la gamba sinistra dovette essere amputata. “Hanno fatto tutti il possibile, ma le lesioni erano troppo gravi”.

Kevin descrive i giorni successivi all’incidente come “una battaglia” e ammette che in quei momenti bui era tormentato da pensieri negativi, si ripeteva di continuo “perché proprio io?”. Alla fine, però, iniziò a pensare al suo futuro. “Davanti a me vedevo due strade: una piena di dubbi e rimpianti, di autocommiserazione e vittimismo, l’altra in cui accettavo la sfida e l’incidente diventava un’opportunità per dimostrare a me stesso che sarei stato capace di superare ogni difficoltà e ogni ostacolo”.

Ripensando a quei giorni, Kevin confessa:

“La tentazione di imboccare la strada dell’autocommiserazione era forte, ma per fortuna la famiglia, gli amici e i colleghi me l’hanno impedito”.

Ricorda sua madre Cheri: “Quando torno a casa dall’ospedale, smaniava per rimettersi in piedi e riprendere a camminare. Il giorno della prima visita dal protesista era tutto eccitato. Appena gli misero la protesi, si alzò subito e cominciò a camminare. I medici erano sbalorditi. Non pensavano che sarebbe riuscito a camminare così presto”.

Ma a Kevin non bastava tornare a camminare: il suo obiettivo era presentarsi all’Herbalife Triathlon. Kevin ha iniziato ad allenarsi, carico e determinato: ”Sono più motivato che mai a portare a termine questo Triathlon. Ho bisogno di dimostrare a me stesso che posso farcela. Il recupero, la fatica, gli allenamenti, il dolore, la fisioterapia: sento dentro di me una determinazione, un desiderio, che mi porterò dentro anche in gara”.

Una determinazione che ha dato i suoi frutti. Soltanto 90 giorni dopo essere uscito dall’ospedale e avere messo la protesi, Kevin è arrivato all’Herbalife Triathlon pronto per gareggiare.

Kevin aveva già partecipato alle edizioni del 2012 e del 2013 e sapeva quanto fosse dura questa disciplina, anche per chi è in buona condizione fisica. “Il Triathlon è il miglior banco di prova per testare la forza fisica e mentale”, aveva detto allora. “Costringe l’atleta a sopportare il dolore fisico e a fare appello alla propria forza interiore”.

Il trauma così recente e l’adattamento alla protesi non ancora completato rendevano ancora più pesante una prova atletica già di per se molto impegnativa. Il giorno della gara Kevin era nervoso ma eccitato e il momento in cui ha tagliato il traguardo è stato “il più bello ed emozionante che abbia provato in tanti anni. C’erano la mia famiglia, la mia ragazza, gli amici, i colleghi. Non ce l’avrei mai fatta senza di loro, senza il loro sostegno”.

“Prima dell’amputazione ricordo che chiudevo gli occhi e mi immaginavo mentre correvo il triathlon con una protesi. Questa cosa mi è servito molto nel recupero: è un’immagine che mi ha aiutato a superare i momenti difficili”.

Kevin continua a guardare avanti con lo spirito competitivo di sempre. “La partecipazione all’edizione del 2014, a così breve distanza dall’incidente, è stata una cosa un po’ improvvisata. I prossimi anni farò sul serio. Non voglio che gli altri pensino: ‘Guarda che bravo, nonostante tutto’. Voglio che mi vedano come l’avversario da battere e che facciano di tutto per starmi dietro”.

E conclude con una passione che contagia:

“Non sprecate tempo a commiserarmi. Adesso niente mi fermerà. Sto tornando”.

 

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